LA STORIA
di Neliana Tersigni
Farah ha indosso la lunga galabeya nera che portano tutte le donne del suo villaggio, nel governatorato egiziano di Giza, a un centinaio di chilometri dal Cairo. Ora stringe fra le mani quel pezzo di carta che certifica la sua identitá, come fosse il lasciapassare per la sopravvivenza. Quando lo posa sul tavolo basso di fronte a lei, il suo sguardo non lo abbandona quasi mai, come se temesse che possa sparire. Racconta che la sua era una famiglia di contadini con dodici figli e che la povertá spesso era insostenibile perché la terra non dava da mangiare per tutti. "La bambina che nasceva – dice - non la registravano perché non era considerata una fortuna. Nessuno pensava che le femmine dovessero imparare a leggere e a scrivere".
Cosí Farah, come tutte le altre bambine del villaggio, invece che a scuola é andata a lavorare la terra quando era ancora piccola, é stata fatta sposare quando era appena adolescente e ha continuato ad andare nei campi per aiutare suo marito, anche lui di una famiglia povera. I suoi figli, peró, lei li ha registrati appena nati e li ha anche mandati a scuola con grandi sacrifici, afferma ora con orgoglio. Ma per tutta la vita ha sofferto per la mancanza di quel pezzo di carta che ora ha e che guarda come un bene prezioso. "Non si puó fare niente senza una carta di identitá - dice- Non solo non puoi andare a scuola, ma neanche ricoverarti in ospedale. Semplicemente non esisti. Ma adesso sono anch’io una persona come le altre".
Un popolo sommerso di cui Farah faceva parte come altre migliaia di uomini e, soprattutto, donne e bambine. Esseri umani senza identitá e quindi senza diritti, soggetti a qualsiasi possibile tipo di abusi, dei quali il lavoro minorile e la non istruzione sono forse solo i meno pesanti.
Sono loro i destinatari e beneficiari del progetto "Alleviamento della povertá: diritti legali di bambini, donne e ragazze", mirato soprattutto alla restituzione di una identitá a chi non l’ha mai avuta. Un progetto che rappresenta i risultati dell’intesa fra Italia ed Egitto per promuovere i diritti delle donne e delle bambine. Un progetto - a cui ha partecipato anche la Banca mondiale - che ha visto la collaborazione fra il Ministero egiziano della Famiglia e della Popolazione e della Cooperazione Italiana allo Sviluppo che ha fornito il supporto tecnico e finanziario.
Da oltre tre anni decine di Organizzazioni non governative egiziane, insieme con volontari locali, autoritá governative, sanitarie e di polizia, lavorano nei villaggi rurali piú poveri di sette governatorati del Nord e dell’Alto Egitto, per individuare chi non ha una carta di identitá e per dargliela senza il pagamento neanche delle poche lire che servirebbero nella procedura normale. E finora sono stati distributi circa 150mila documenti, fra certificati di nascita a chi non era mai stato registrato, e carte di identitá.
Ma questa é solo la prima fase del progetto: il cammino da compiere é ancora lungo.
E ai risultati della prima fase del progetto "Alleviamento della povertá", con specifico riferimento alla individuazione del popolo sommerso, é stata dedicata, al Cairo, una Conferenza regionale, a cui hanno preso parte oltre trecento, fra esperti del settore egiziani e delegati di nove paesi africani e asiatici. Paesi che affrontano, spesso in maniera numericamente piú preoccupante, il problema dell’individuazione dei "non esistenti".
Presenti anche i Ministri egiziani della Salute e dell’Educazione, oltre a rappresentanti dei Ministeri, sempre egiziani, dell’Interno, dello Sviluppo Sociale e degli Affari Religiosi. Otto i Governatorati rappresentati, o dagli stessi Governatori o da loro delegati. Per gli italiani, oltre l’Ambasciatore d’Italia al Cairo Claudio Pacifico e il direttore della Cooperazione italiana al Cairo, Ginevra Letizia, una missione ad altissimo livello venuta dall’Italia, guidata dal Ministro per le Pari Opportunitá, Mara Carfagna e con il Direttore Generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Elisabetta Belloni.
"Non sono state date solo carte o documenti, ma é stata restituita la stessa esistenza a persone che non l’avevano mai avuta", ha detto, aprendo gli interventi, Moushira Khattab, Ministro egiziano della Famiglia e della Popolazione, primo attore del progetto. La fase appena conclusa, ha affermato ancora il Ministro, non ha ancora risolto completamente il problema, ma ha tuttavia sanato per molti "una forma di discriminazione in cui opportunitá che sono dispobili ai piú vengono negate". Un lavoro fatto e da fare "non per compassione verso i poveri, ma per applicare i diritti umani" basilari. E i Paesi della regione dovranno fare tesoro e condividere esperienze e conoscenze.
Moushira Khattab ha quindi ringraziato la collaborazione degli altri Ministri, le decine e decine di Organizzazioni non governative che hanno lavorato per ottenere quello che sembrava impossibile. Il Ministro ha ricordato l’impegno della Banca mondiale, ma ha ringraziato soprattutto per il supporto tecnico e finanziario che ha dato l’Italia attraverso la Cooperazione allo Sviluppo: una collaborazione che da anni – ha affermato Moushira Khattab - contribuisce al successo delle relazioni fra Italia ed Egitto. Per la Khattab, caratteristica del lavoro congiunto con l’Italia é anche "la capacitá di promuovere iniziative pilota".
Nel suo intervento, il Ministro Mara Carfagna ha notato come la Conferenza del Cairo costituisca un punto fondamentale per tutti i Paesi della Regione, perché, "soprattutto nell’Africa subsahariana, due bambini su tre non vengono registrati alla nascita. E per l’Unicef ci sono circa 50 milioni di bambini invisibili". Il Ministro ha ringraziato Moushira Khattab per l’impegno costante del suo Ministero a favore delle donne e della parte piú disagiata della popolazione perché, ha aggiunto, "la non esistenza legale e civile contribuisce alla perpetuazione del pericoloso circolo della povertá". La Ministra ha poi continuato riconoscendo nella registrazione alla nascita uno degli atti fondanti per l’uguaglianza degli esseri umani, uomini e donne.
Per l’Ambasciatore d’Italia al Cairo Claudio Pacifico. "il partenariato nel settore sociale é diventato un modello della Cooperazione italiana in Egitto". E i risultati finora ottenuti da tutto il governo egiziano sono impressionanti. Pacifico anche ha espresso il suo profondo apprezzamento per il lavoro svolto dal Ministero della Famiglia e della Popolazione, dal Consiglio Nazionale per la Maternitá e l’Infanzia e da tutto il governo egiziano.
Finora il programma di lotta alla povertá, di riscatto di esitenze senza identitá, ha toccato un migliaio circa di villaggi rurali in tutto il Paese. Il lavoro da fare é peró ancora enorme, per le centinaia di giovani egiziani che con le Organizzazioni non governative combattono questa battaglia, insieme agli esponenti del governo.
Ma – come ci ha detto Dalya El Mansy, responsabile di una delle Ong impegnate - c’é anche l’orgoglio di lavorare come egiziani per altri egiziani privati dei loro diritti. "Ci siamo accorti che si poteva raggiungere l’obiettivo - ci ha raccontato - e quando un ostacolo sembra insormontabile, ci ricordiamo della serenitá che siamo riusciti a dare a una famiglia, del sorriso di un bambino che ha ottenuto il suo documento".